Covid-19 e i Paesi silenziosi: l’avanguardia in marcia tra Vecchio e Nuovo Mondo
Maurizio Grandi, Erica Poli, Maurizio Benfatto, Elisabetta Pace, Mirella Casimira Grandi.

 

L’epidemia Covid-19 è figlia della globalizzazione, nessuno lo può ignorare.
Il sovvertimento della logica interconnessa che abita il pianeta ha mostrato i limiti che una globalizzazione irrispettosa dell’ecosistema porta con sé.
La comprensione del fenomeno e la sua gestione sociosanitaria non possono prescindere da una prospettiva antropologica che sia lettura delle relazioni tra stati, culture, società e natura in cui sono inseriti.

 

Il Laboratorio di Eutonologia, Gruppo di Ricerca del Centro La Torre di Torino, si è proposto di dare vita ad un progetto di ricerca relativo all’epidemia Covid-19 per:

  • Mappare la pandemia
  • Creare un modello che permetta di essere meno disarmati di fronte alle epidemie/pandemie attese in futuro.

Il Gruppo prosegue il lavoro di Henri Laborit e di Maurizio Grandi, depositario alla Torre dei suoi brevetti. Con il termine Eutonologiè, Laborit definisce lo studio di tutti i fenomeni collegati al mantenimento e al ripristino dell’equilibrio del sistema biologico.

I Paesi silenziosi, sono Stati o continenti interi, come Africa e America Latina che dall’inizio dell’epidemia Covid-19 sono rimasti silenti sul piano della comunicazione di informazione circa la diffusione del contagio e per i quali è difficile ricavare dati attendibili.
La mappatura epidemiologica è essenziale per il futuro: per una predittività epidemiologica e perché nella modellizzazione del fenomeno Covid-19 si dovrebbero ipotizzare soluzioni di intervento.
Altri fattori che rendono improbabile lo sviluppo vaccinale sono l’inaccessibilità futuribile dei batteriofagi, troppo cari per oltre metà del mondo.
Far riemergere l’importanza della foresta per la conservazione dell’equilibrio, come biblioteca di farmaci.
Lo studio storico di pregresse epidemie e degli strumenti di gestione rientra nella modellizzazione che ci si propone, come il ritorno dell’impiego della china (idrossiclorochina, Plaquenil) nel trattamento dell’infezione da Covid-19.
Il nuovo mondo potrebbe essere indispensabile, per la salute del vecchio mondo, come quando Ana de Osorio, contessa di Chinchon e moglie del viceré del Perù secondo la leggenda scoprì le affinità della corteccia di china, guarendo da febbri malariche e decidendo l’importazione in Europa (1639).
(Cinchona è un genere di piante arboree della famiglia delle famiglie delle Rubiacee, diffuso sulle Ande). Comprende specie conosciute col nome di china, con proprietà attribuite agli alcaloidi presenti nella corteccia. Stessa natura terapeutica avrebbero gli alcaloidi della famiglia delle piante tropicali e subtropicali del genere Geissospermum.
Ci proponiamo come raccolta di dati relativi alla situazione America Latina e Africa.
I dati saranno ricavati sia da fonti ufficiali che da fonti dirette, fornite da Artaban, Onlus presente in diversi Paesi del Nuovo Mondo da anni. I Dati OMS presentano la criticità di riguardare soprattutto malati ricoverati, che, soprattutto in Africa, sono relativamente pochi.
Mancano i dati antropologici, sociali, ambientali, la differenziazione per coorti, sia di gruppi etnici che di fascia d’età, abitudini alimentari, disponibilità di acqua, comorbilità con altre patologie e epidemie (quest’ultima per comprendere eventuali immunità acquisite crociate, vista la frequenza di mutazioni).
In Burkina e Mali, Nicaragua, Ecuador e il grande Brasile, dove forse proprio lo studio delle epidemie tra le popolazioni di Indios, come ha sottolinetao Otaviano Vieira jr, già direttore della Casa di studi amazzonici, potrà essere il punto di partenza.
In base ai dati cercheremo di tracciare ipotesi di trattamento, a partire dalle risorse delle foreste, nell’ottica di promuoverne la tutela e favorire la crescita di un progresso ecosostenibile non più procrastinabile.