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Sindrome da Fatica Cronica, vettori d’idrogeno e melograno per la qualità di Vita

da 20 Febbraio 2019Nessun commento

La Sindrome da fatica cronica (Chronic Fatigue Syndrome), conosciuta anche come Encefalomielite mialgica o Malattia da intolleranza sistemica allo sforzo (Systemic exertion intolerance disease – SEID) è una malattia sistemica, complessa, cronica e grave, che colpisce in prevalenza le donne, in media tra i 100 e i 200 casi ogni 100.000 abitanti. Recenti pubblicazioni confermano la malattia come biologica e non psicologica.
L’Università Australiana di Griffith ha individuato un nuovo recettore del sistema immunitario, importante per il movimento del calcio all’interno delle cellule, che risulterebbe significativamente ridotto nei pazienti con CFS/ME.

Robert K. Navaaux  della University of  California San Diego School of Medicine ,ha preso in considerazione 612 metaboliti di 63 vie biochimiche presenti , evidenziando una alterazione del’80 per cento , in 20 di esse .Il grave stato di affaticamento della durata di almeno sei mesi ,spesso accompagnato dadolori muscolari e cefalea ,sarebbe legato alla sospensione parziale metabolica per superare periodi di forte stress,noto come stadio di Dauer (durata,persistenza).

Le cause dell’insorgenza della patologia e del suo sviluppo dipendono dalla coesistenza dei seguenti fattori:

– Infezione virale e batterica (EBV, HTLV 1,2; Coxackie);
– Esposizione a pesticida organofosforico, monossido di carbonio;
– Traumatismo fisico, stress psicologico severo;
– Toxoplasma;
– Esposizione a radiazioni ionizzanti;
È probabile una componente autoimmune per la presenza di anticorpi rivolti contro il sistema nervoso endocrino e contro le fibre muscolari, legata ad una permanenza protratta di virus e batteri a bassa intensità nell’organismo. Le vie implicate, oltre i batteri, potrebbero interessare diverse vie metaboliche.
La sindrome da stanchezza cronica è caratterizzata dai seguenti sintomi:
– profonda stanchezza;
– disfunzioni cognitive;
– alterazioni del sonno;
– manifestazioni autonomiche;
– dolore e altri sintomi, che vengono peggiorati da uno sforzo di qualsiasi tipo;

Per la diagnosi di CFS il paziente deve presentare da almeno 6 mesi una profonda fatica, con una riduzione significativa delle proprie funzionalità, un malessere che aumenta dopo qualunque sforzo (fisico, intellettivo o emozionale), caratterizzato da un sonno non ristoratore e almeno uno dei due seguenti disturbi: disfunzioni cognitive e/o intolleranza ortostatica. Altri sintomi, oltre all’astenia persistente per almeno 6 mesi, sono la presenza regolare di quattro o più dei seguenti sintomi, anche questi per almeno 6 mesi:
– disturbi della memoria e della concentrazione, tali da ridurre i precedenti livelli di attività occupazionale e personale;
– faringite;
– dolori delle ghiandole linfonodali cervicali e ascellari;
– dolori muscolari e delle articolazioni, senza infiammazioni o rigonfiamento delle stesse;
– cefalea, di tipo diverso da quella presentata, eventualmente, in passato;
– sonno non ristoratore;
– debolezza post-esercizio fisico, che dura almeno per 24 ore.

I pazienti affetti da CFS hanno difficoltà a completare le attività del quotidiano: almeno un quarto di essi è stato obbligato a letto per tempi prolungati, con ricadute sociali importanti per il lavoro o le attività professionali, determinando assenze e isolamento sociale. In particolare, ogni individuo reagisce in modo diverso e i sintomi possono comparire o esacerbarsi dopo un’influenza. Durante l’esordio, e nelle fasi acute della sindrome, danni neurologici, immunologici, endocrini, riducono la capacità lavorativa del soggetto fino al 50%. L’evoluzione della sindrome, variabile, si può prolungare tra i 2 e i 6 anni (con un range possibile tra i 7 mesi e i 25 anni). Il miglioramento spontaneo e completo è limitato al 10%, soprattutto nei bambini e negli adolescenti. Negli altri è parziale: un’alta percentuale della popolazione evolve verso la fibromialgia.
Per migliorare i sintomi di questa patologia cronica, con eziopatogenesi incerta e multifattoriale, esistono:

– Antinfiammatori,botanicals :
Melograno (Punica granatum)
Inibisce la formazione del legame tra sostanze cancerogene e DNA, attraverso un legame diretto.
Stimola l’attività dell’enzima glutatione-S-transferasi (GST), nel fegato.
Stimola l’enzima glutatione riduttasi, nel fegato.
Inibisce i danni da ossidazione lipidica, indotta dai radicali liberi.
Disattiva i metaboliti reattivi della carcinogenesi.

 

Chiodi di garofano (Syzygium aromaticum)
Inibisce la sintesi prostglandine, le cox-2, la degranulazione dei macrofagi, la chemiotassi dei leucociti.

Presenti con Zenzero per l’attività miolitica e antinfiammatoria ,Cannella, olii essenziali nel metabolismo nervoso centrale e periferico , nella formulazione (Amyris idroalcolico)

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– Attivatori metabolici: vettori d’idrogeno

Il FOGRAN12 con NADH come donatore e ossigeno come accettare è sfruttata la piena capacità dalla catena respiratoria. Per ogni coppia di elettroni vengono assemblate tre molecole di ATP. Il potenziale accumulato nella parte inferiore della catena serve a rovesciare, direttamente o attraverso l’ATP, il flusso degli elettroni nella parte superiore, permettendo la riduzione del NAD o NADP, che possono essere usati per riduzioni biosisntetiche, prima di un ulteriore energizzazione. Passaggio alimentato dai tioesteri. Gli elettroni scendono verso NAD(P)H, per essere fatti risalire ad un livello superiore di energia.
Intermediari tra la fornitura e l’uso dell’energia, le molecole di Idrogeno, con i loro elettroni caricati negativamente, si introducono in strutture chimiche più complesse in un livello di organizzazione che ha le caratteristiche del vivente. Il transfer elettronico necessita di NADH, dei citocromi e dei loro cofattori FMN e FAD, in reazioni di ossido-riduzione. I metalloenzimi implicati dipendano da rame, ferro e manganese. La dinamica del rame.

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