Tecnologie

,

Regenoterapia® e Terapia con i campi magnetici QRS®

Il modello ordine-disordine (ogni variazione in senso patologico è disordine, mentre tutto ciò che porta a miglioramento biologico è apporto d’ordine) appare come una proposta originale d’interpretazione logica di numerosi ed importanti processi biologici.

Omnia

La REGENOTERAPIA® opera attraverso l’emissione di radiazioni non ionizzanti  nelle loro interazioni inducenti ordine o disordine fisico, ordine o disordine biologico-chimico.

L’insieme degli studi clinici sul binomio ordine disordine  è il concetto di biorisonanza, lungamente sostenuto da numerosi studiosi di tutto il mondo, da molto tempo dei veri perfezionisti nella teoria di Fröhlich delle eccitazioni coerenti, teoria sempre più accettata grazie alla dimostrazione sperimentale di effetti atermici attraverso l’emissione dì frequenze specifiche, attorno alle quali si sono sviluppate brillanti ipotesi interpretative ed applicative.

La dimostrazione che sia possibile indurre ordine fisico e biologico con le radiazioni non ionizzanti e, fino ad oggi, soltanto indiretta e si basa sulla terapia di processi non tumorali o sull’irradiazione da parte di sistemi sperimentali. Esistono, tuttavia, modelli teorici di notevole interesse, che consentono di ricostruire strutture dissipative carenti o alterate e quindi ripristinate vie di comunicazione intercellulari. Realizzare terapie fisiche (Regenoterapia®) inducenti ordine è una tremenda sfida per tutte le forze impegnate nella radioterapia, le cui difficoltà nascono in parte da problemi di distribuzione spaziale dell’energia nei tessuti, in parte dal fatto che la radiobiologia delle radiazioni non ionizzanti é dominata dall’ambivalenza e dalla specificità.

Perchè la regenoterapia

Potrà apparire semplicistico il poter applicare una metodologia così artefatta, quale la trasmissione di appropriate radiofrequenze; ma così non è. Infatti, bisogna ricordare che i segnali chimici generati dalle proteine stesse, diventano gli elementi che abilitano i molteplici effetti di risposta fisiologica cellulare.

La risposta che una cellula dà ad un dato segnale è stabilita dalla sua particolare specializzazione. A parte gli ormoni steroidei che agiscono direttamente sul DNA innescando l’espressione di un nuovo gene, l’azione immediata della maggior parte dei segnali chimici è quella di attivare o inibire enzimi specifici e/o far aprire o chiudere canali ionici nella membrana plasmatici.

I conseguenti cambiamenti intracellulari innescano direttamente o indirettamente la risposta cellulare, che può essere (secondo la combinazione di segnali, recettore o cellula implicata): un mutamento temporaneo dell’attività metabolica, la generazione di un impulso elettrico, la contrazione o il rilassamento, la sintesi o la secrezione di un particolare elemento, o anche cambiamenti a medio termine con la differenziazione o la crescita di tessuti.

La risposta è determinata, in modo particolare, dalle funzioni che una cellula è stata differenziata a portare avanti; e perciò i particolari enzimi, le proteine di canali ionici e le strutture specializzate che essa contiene.

Un repertorio relativamente limitato di molecole segnale può, quindi, essere usato per produrre effetti coordinati in tessuti diversi. L’effetto fisiologico finale della maggior parte degli ormoni e altri segnali chimici ha perciò una varietà impressionante. Infatti, nell’applicazione regenoterapica, viene riprodotta artificialmente l’enorme quantità di segnali chimici interattivi, utili a riordinare la, maggior parte degli interscambi biochimici cellulari. Qui di seguito è descritto come vengano tradotti e trasdotti in energia riabilitativa i segnali ricevuti.

A livello cellulare, sono emersi, negli ultimi trent’anni, alcuni principi unificanti che stanno alla base della ricezione e della trasduzione del segnale. I Primi stadi delle trasduzione del segnale, tra la stimolazione del recettore e la risposta specializzata della cellula, procedono attraverso un piccolo numero di vie biochimiche condivise da molte cellule differenti (vedi secondi messaggeri, G proteine, etc.), e ogni recettore è legato ad una di queste vie. Pertanto, nell’ultimo decennio, il campo della medicina biomolecolare ha visto un rapido progresso, poiché è stata scoperta un’importante, nuova, via biochimica di segnalazione: il fosfoinositide. È stata colmata, con la scoperta delle proteine G e del loro ruolo nella cellula, una lacuna nella conoscenza, a proposito del modo in cui la stimolazione dei recettori porta all’attivazione della via di trasduzione del segnale. Man mano che si tracciano le varie vie, in tutti i loro dettagli biochimici, divengono più chiari anche i punti per i quali queste vie interagiscono, creando in tal modo una base per una reale comprensione di come le cellule integrino i differenti segnali che ricevono, per produrre infine una risposta adatta ad ogni circostanza particolare. Tenendo in considerazione quanto enunciato, la Regenoterapia introduce, come principio di base, la fosforilazione e la cinasi delle proteine; infatti, una delle risposte biochimiche intracellulari più immediate a molti segnali extracellulari è la fosforilazione delle proteine.
La fosforilazione è uno dei meccanismi principali che la cellula possiede per attivare e inattivare rapidamente enzimi ed altre proteine, e alterare perciò, in poco tempo, 1a natura n i1 livella della loro attività biochimica.

L’azione della REGENOTERAPIA® nei confronti delle cellule.

Inizieremo ricordando che l’informazione è presente nelle cellule, sotto forma di segnale chimico e/o elettrico. La percezione di tali segnali avviene attraverso i recettori, che sono cellule sensitive specifiche; spesso riunite morfologicamente e funzionalmente, o associate ad altre strutture.
Come prima azione, ricreata dalla REGENOTERAPIA® è la suddivisione della forma di energia da inviare ai recettori, i quali rispondono a questi stimoli, determinando azioni chimiche, elettriche e soprattutto biologiche, nei tessuti a cui appartengono.
Fa parte di quest’effetto primario, la trasmissione dell’energia di stimolazione, a volte molto scarsa, attraverso variazioni di permeabilità della membrana. Per quanto la specifica azione dei recettori, che reagiscono bene ad una determinata forma d’energia, ma rispondono a tutte le alte forme solamente mediante elevati valori di soglia che provocano i cambiamenti di permeabilità, per determinati ioni, tramite processi fisici e/o chimici, e quindi inducono delle oscillazioni di potenziale.
La REGENOTERAPIA® determina, attraverso oscillazioni indotte e trasmesse da apposite antenne, l’intensità del potenziale recettore che scende in quasi tutti i tipi di recettori, in seguito all’aumento della durata dello stimolo.
A conferma di quanto detto è noto che i recettori, in genere, hanno una disposizione particolare, che permette loro d’essere sensibili, selettivamente, a stimolazioni deboli; se la stimolazione dovesse essere inadeguata, essi rispondono solo ad intensità molto alte. Queste variazioni d’energia influiscono sul potenziale di riposo della membrana cellulare. Poiché è stato dimostrato che una differenza di potenziale, denominato potenziale di riposo, esiste sempre sulla membrana cellulare lipido?proteica tra liquido extra cellulare e il plasma interno
[La misura di questa differenza di potenziale si è potuta effettuare, inserendo un elettrodo nel liquido esterno (elettrodo di riferimento) e l'altro all'interno della cellula (elettrodo di misurazione); l'elettrodo c generalmente costituito da un capillare di vetro, riempito con una soluzione conduttrice].
Il potenziale è sempre negativo nelle fibre nevose e muscolari degli animali omeotermi (da ?55 fino a ?110 mV; nelle cellule muscolari arriva fino a ?30 mV).
La stessa membrana può essere considerata come un condensatore, nel quale due soluzioni saline sono separate dallo strato isolante (spessore membrana = sei nm). A questa distanza di placca (per l’estrema sottigliezza della membrana) il condensatore presenta un potenziale di ?75 mV, con circa 5.000 coppie di cariche positive e negative per ogni micrometro quadrato di superficie.
La funzione specifica, determinata dalle oscillazioni ioniche provocate dalla REGENOTERAPIA®, innesca una maggiore pressione osmotica conseguente. Detto fenomeno è determinato nelle cellule cariche, dal regolare trasporto degli ioni, quindi la parte sbilanciata, determinante il potenziale, è irrilevante rispetto al numero totale delle cariche. Il bilanciamento delle concentrazioni, delle singole specie di ioni, è impedito dalla membrana che è permeabile solo agli ioni K+. Infatti, come precedentemente enunciato, l’elevata pressione osmotica, porta ad un bilanciamento della concentrazione, con una diffusione all’esterno degli ioni K+, se il potenziale di membrana formatosi, non impedisse la corrente d’uscita d’ulteriori cariche positive e il bilanciamento delle due forze. Questo è il caso del così detto potenziale d’equilibrio di K+, che può essere calcolato per mezza dell’equazione di Nemst:

……………. R*T ………… conc. extracellulare ione
E ione = ———- * 1n ———————————–
……………. z*F …………. conc. intracellulare ione

in cui E= potenziale in Volt; R= costante universale dei gas; T= temperatura assoluta; z = valenza dello ione (per gli
enzimi è negativa); F= costante di Faraday.
Sì presume, in fine, che il potenziale di riposo dipenda dalla concentrazione degli ioni K+. Infatti, nei casi di
anomalie renali, che determinano delle modificazioni della concentrazione degli ioni K+ nel sangue, è danneggiata
anche la funzionalità delle cellule nervose.

Ing. S. Giangregorio

 

Immagine2

Immagine1

 

 

 

 

qrs_Lettino

 BIOFEEDBACK

Il temine biofeedback vuol dire “retroazione biologica” da bios, parola greca che significa vita e da
Feedback termine inglese che significa retroazione. Questo termine, siglato, si indica con le lettere BFB,
Consiste in una apparecchiatura elettronica, messa a punto circa trenta anni fa negli USA, che rileva dei
segnali bioelettrici corporei e li amplifica, informando il paziente sullo stato di rilassamento psico-fisico
raggiunto.

Negli ultimi anni, grazie alle nuove tecnologie, i BFB si presentano collegati al computer, offrendo
possibilità di traduzione dei segnali bioelettrici in sistemi di lettura multimediali: grafici, ottici, sonori.

A seconda della funzione fisiologica controllata i BFB si dividono in:
- EMG per il controllo della tensione muscolare
- ECG per il controllo della frequenza cardiaca
- GSR per il controllo dell’attività dermica rilevandone la resistenza
- TFT per il controllo della temperatura cutanea
- EEG per il controllo dei ritmi elettrici della corteccia cerebrale
- BPFT per il monitoraggio della pressione arteriosa e la frequenza cardiaca

Grazie alle informazioni che il BFB fornisce, il soggetto apprende quali strategie mentali devono essere messe in atto per modificare in positivo le funzioni fisiologiche e/o neurovegetative, monitorate dall’apparecchiatura. Tramite i segnali emessi dal BFB, il soggetto può stabilire una sorta di dialogo con se stesso, con i suoi organi, con alcune funzioni fisiologiche.
L’uso pratico del BFB é semplice, ma un programma completo dura un paio di mesi, anche se già dalle prime sedute si possono avere dei risultati. Il soggetto deve per prima cosa comprendere il legame tra azione fisiologica e segnale-risposta del BFB. Deve quindi prendere “confidenza” con uno strumento che bisogna imparare ad usare. Dopo alcune prove, con un altemarsi di atteggiamenti esatti ed errati, si riesce a discernere il giusto comportamento psicofisico; ovvero in che modo si deve respirare, allentare le tensioni, quali pensieri sono favorevoli e quali no. Solo a questo punto si possono iniziare le sedute senza l’uso del BFB che comunque verrà ancora utilizzato una volta alla settimana per poter controllare se i risultati sono stati mantenuti o migliorati. Quando si é raggiunta la padronanza della propria attività psicofisica, si deve abbandonare il BFB per evitare l’instaurarsi di un rapporto di dipendenza.
Una seduta di BFB dura circa mezz’ora, con cadenza di una o due volte alla settimana, per un totale, in media, di dieci incontri La seduta si svolge alla presenza del terapeuta, il cui compito consiste nell’insegnare le tecniche di rilassamento. L’apprendimento tramite il ricorso ad un BFB prevede un training che rappresenta l’elemento piú importante, nel senso che solo se il soggetto é guidato durante il percorso può autoaffermare i propri progressi e porre rimedio ai disturbi che lo affliggono.
Nel ricorso alle tecniche del BFB si tiene conto di due fattori principali, tramite i quali il paziente riesce ad ottenere risultati terapeutici: uno é prevalentemente tecnico e si avvale delle caratteristiche insite nel BFB quale strumento elettronico in grado di rilevare le attività psicofisiologiche, di monitorarle, offrendole alle vie sensoriali del paziente e del terapeuta; l’altro é esclusivamente cognitivo e si rifà alla ristrutturazione dei sistemi di convinzione raggiunti dal paziente. La tecnica del BFB viene, quindi, considerata come una “terapia multifattoriale”, nella quale convergono con azione reciproca l’aspetto psicofisiologico, quello cognitivo e quello terapeutico.
Le funzioni fisiologiche trattabili sono quelle legate alla tensione muscolare, quando il tipo di BFB rileva l’attività elettrica dei muscoli (EMG).

In generale, attraverso il ricorso a BFB semplici, si può intervenire nei casi di; cefalea muscolo-tensiva, emicrania vascolare, disturbi neuromuscolari, epilessia, ipertensione essenziale, asma bronchiale, lombalgie, insonnia.

I campi d’applicazione nell’ambito terapeutico sono principalmente tre:
- in neurologia e terapie della riabilitazione
- in medicina psicosomatica
- in psicoterapia e psichiatria