Cristo Pantocrate

Sostare davanti ad un’icona ed esercitarsi con pazienza ad allenare lo sguardo per cogliere ogni dettaglio e sfumatura, ci introduce nella meditazione di una “teologia espressa attraverso il colore”.

Cristo Pantocrate - Renzo Lenna

Cristo Pantocrate – Renzo Lenna

L’icona rende visibile ciò che il Vangelo annuncia con la parola.

E’ un segno visibile della presenza invisibile. Ordine, pace e silenzio inondano l’icona che offre una visione del mondo futuro.
L’icona di Cristo “Signore dell’Universo” (Pantocratore), salvatore e misericordioso ci accoglie con lo sguardo ed i gesti.
In alto, negli angoli, le lettere IC e XC sono le iniziali di Cristo Gesù.
il nimbo dorato porta il segno della Croce e il trigramma : “Io sono Colui che sono”, rivelato da Dio a Mosé sul Monte Sinai.
I grandi occhi marroni conferiscono al volto un intriso magnetismo.
Il naso lungo e stretto, la bocca piccola  e chiusa indicano silenzio e forza interiore.
Il collo robusto e gonfio vuole indicare Gesù nell’atto di soffiare lo Spirito.
La mano destra benedicente, con tre dita che si toccano per ricordare la Trinità, mentre le altre due dita indicano la natura divina e umana di Cristo.
La mano sinistra tiene un Vangelo aperto con la scritta : “Io sono la luce e la vita”.
La veste rosso porpora e la fascia dorata esprimono la regalità e divinità di Gesù, che si rivestono della natura umana, rappresentata dal blu del mantello.
il colore blu viene anche usato per significare la misericordia e l’amore di Dio per gli uomini.

“Se vuoi conoscere chi sei, non guardare a quello che sei stato, ma all’immagine che Dio aveva nel crearti. In Lui c’è tutto della sua divinità, tutto della nostra umanità” (Leone Magno)

 

La fede in uno sguardo
“ Se accettiamo che la bellezza ci tocchi intimamente, ci ferisca, ci apra gli occhi, allora riscopriamo la gioia della visione, della capacità di cogliere il senso profondo del nostro esistere, il mistero di cui siamo parte e da cui possiamo attingere la pienezza, la felicità la passione dell’impegno quotidiano”. Joseph Aloysius Ratzinger